campanile-san-marcoLa costruzione del campanile di San Marco, (in origine faro per i naviganti e forse torre militare) iniziò nel IX sec. sotto il dogado di Pietro Tribuno per arrivare, dopo molti restauri e rifacimenti, all’aspetto definitivo fra il 1511 e il 1514.

Nella sua vita secolare, el paron de casa, come lo chiamano affettuosamente i veneziani, fu colpito da fulmini e da vari terremoti, ma continuò a restare ritto fino a quando, per imprudenti lavori murari, il 14 luglio 1902 verso le 10 del mattino, crollò su se stesso. Delle cinque campane (la Marangona, detta anche la campana maggiore, che annunciava l’inizio e la fine dell’orario di lavoro dei marangoni e cioè dei carpentieri dell’arsenale, e le sedute del Maggior Consiglio; la Nona che batteva il mezzodì; la Trottiera che dava il secondo segnale ai nobili che partecipavano alle riunioni del Maggior Consiglio; la Mezza Terza detta anche dei Pregadi, perché annunciava le riunioni del Senato e la Renghiera o Maleficio, la più piccola, annunciava le esecuzioni capitali), si salvò solo la Marangona. Le campane vennero tutte rifuse, ricavando i calchi dai frammenti di quelle vecchie che furono ricomposti utilizzando il materiale delle stesse.

Il 25 aprile 1903 fu collocata la prima pietra e, nove anni dopo, nel 1912, nel giorno di S. Marco, il nuovo campanile venne inaugurato e, con i frammenti originali, la statua dell’Arcangelo Gabriele, venne quasi interamente rifatta e posta sul culmine.

Curiosità:

I Veneziani dicono andemo a bever un’ombra (andiamo a bere un bicchiere di vino) che è una contrazione per andemo a bever un goto de vin a l’ombra del campanil (andiamo a bere un bicchiere di vino all’ombra del campanile) e deriva dal fatto che molti anni fa la base del campanile era circondata da osterie e botteghe, tutte in legno, che in seguito vennero demolite.

Il Campanile era noto anche per il supplissio de la cheba, che consisteva in una gabbia di ferro sospesa con funi dentro la quale si rinchiudeva il condannato notte e giorno. Durante il periodo di Carnevale, il giovedì grasso il Doge e la Signoria assistevano allo svolo dell’Angelo o del turco, un esercizio di equilibrio di un acrobata su una corda tesa dall’altezza della cella campanaria fino ad una barca ancorata sul Bacino di San Marco o fissata alla loggia di Palazzo Ducale. Poi, probabilmente in seguito a frequenti cadute, l’acrobata venne sostituito da una colomba in legno e il volo cambiò nome e divenne el svolo de la colombina. Nel 2001, per ritornare alla tradizione, si rimise in scena el svolo de l’Angelo ma la protagonista della discesa, oggi, anche se a guardarla sembra sospesa nel vuoto in effetti è ben ancorata con una corda per evitare qualsiasi tipo di incidente.