Nel XIII secolo la lavorazione del vetro venne trasferita da Venezia all’isola di Murano a causa dei possibili e pericolosi incendi che potevano scatenarsi.
Da quel momento il controllo sull’arte vetraria fu determinato dalla Serenissima Repubblica affinchè i maestri vetrai non potessero fuggire all’estero e rivelarne i segreti.

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Murano cominciò a godere di una certa indipendenza da Venezia e ebbe tale privilegio grazie alla presenza delle fornaci e della loro attività che rendeva l’isola economicamente importante per la Serenissima, tanto che divenne ben presto la capitale della produzione vetraria mondiale. Inizialmente la produzione di vetro era circoscritta a oggetti utili come bottiglie, bicchieri, vasi, contenitori ecc, dal XV secolo in poi il passaggio al vetro bianco trasparente che imitava il cristallo diede la possibilità di spaziare alla produzione di oggetti più preziosi e garantì a Venezia oltre duecento anni di predominio artistico.

Venne fondato alla fine del XIX secolo il Museo Archeologico del Vetro che vi consigliamo di visitare.La tecnica vetraria si tramandava di padre in figlio e rimaneva confinata nell’isola. Il maestro vetraio era aiutato da due assistenti: il servente e il serventino che lo aiutavano a sorreggere la lunga canna nella quale il maestro soffiava per conferire alla palla di vetro rovente la forma desiderata. Una tecnica, quella della soffiatura, in cui i veneziani sono i più abili artigiani e che sono stati capaci nel tempo di inventare lavorazioni sempre più raffinate come ad esempio la filigrana che conferisce alla parete vitrea un effetto quasi di merletto.

Oggi esiste una scuola del vetro a Murano, la Scuola del vetro dell’Abate Zanetti (dal nome del fondatore del primo Museo vetraio), che si rivolge a chi voglia dedicarsi a questa nobile arte.